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Le seguenti poesie  sono  tratte dal libro 
"La casa in riva al mare "
  
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L’usignolo
 

Sono fuggiti i tuoi usignoli, Pierrot,
Pierrot scarno e bruno.
Solo uno è rimasto a lottare
con la ragione,
il più triste, il più indesiderato.
Ma nel tuo petto, gabbia sonora,
scioglie il suo pianto, l’ultimo prigioniero,
nella canzone più bella
e sol per questo tu già l’ami




Camilla 
Bambina di luce e di vento.
Nel verde giardino i tuoi giochi
paiono guizzi di farfalla,
le tue corse gioiose voli di rondine.
Se canti la tua voce d’argento
crea ghirlande di armonia
nel silenzio.

 
Bambina di fantasia e di colori.
Traccia per me un piccolo disegno colorato
ch’io lo affigga, con mano leggera,
alla porta segreta dei sogni.
 
Bambina di corallo ed acqua pura.
Guarda in alto e specchia
nei tuoi occhi azzurri e profondi
un cielo terso e senza nuvole.
 
La tua vela ormai si sta alzando
verso mari lontani e terre sconosciute
e tu, con le tue piccole mani,
guidala, senza paura, verso un porto di stelle.




 Incontro
 
 Mi prendesti per mano
e mi conducesti
nella dimensione
dell’amore e del sogno.
 
Nei tuoi occhi bagliori di luna,
onde marine, enigmi.
 
Un giorno mi verrai incontro
fra la folla di questo lungomare.
 
Le sirene suoneranno
e le bandiere sventoleranno
contro un cielo azzurro.
 
Allora ti prenderò tra le braccia
e tutto il mondo girerà intorno a noi.





L’0rto di Manin
 
Non cercare l’orto di Manin,
esso è scomparso da molto tempo.
Lo potevi trovare appena oltre il paese
ad un passo dal mare,
di fronte a quella spiaggia bianca
dove crescevano arbusti spinosi
e gialli papaveri.
 
Là potevi trovare qualche bianca conchiglia.
Dietro un muro in pietra
spuntava un frutteto.
Nell’orto potevi raccogliere
ortaggi rigogliosi e sentire il profumo
dei fiori vivaci.
Bambini rincorrevano farfalle e diafane libellule.
Fra i rami potevi udire il frullo d’ali dei passeri.
Nel pozzo avresti potuto specchiarti.
 
Non dimenticare l’orto di Manin,
che esiste ormai soltanto nella tua mente
e non dimenticare Manin,
donna magra e forte, dai modi gentili,
con i capelli bianchi
ed il volto rugoso bruciato dal sole.
 
Non sai perché tutto questo
ti torna così spesso alla mente.
 
Forse è il simbolo di un mondo ormai scomparso,
di una terra bella di monti e di mare,
di vento e di luce, di verde e di azzurro,
di flebili melodie che bisogna saper ascoltare.
 
Per questo, quando passi per quella via,
ti sembra di sentire ancora
il profumo forte e dolce delle violacciocche gialle.
 

 

Il mistero del fiume
 
A volte, la sera, spingo i miei passi trasognati
alla fine di questo lungomare.
Qui il mare oscuro e misterioso accoglie il fiume
con un grande abbraccio d’amore.
Le acque del fiume e del mare si fondono
in un unico elemento limaccioso e tumultuoso.
 
Gli spiriti del fiume
soffiano i loro flauti di vento.
Gli uccelli marini s’impennano
e planano sull’acqua come per gioco.
 
Questo posto ha un fascino segreto,
forse per le luci della costa
che si vedono brillare  lontane
come fuochi di giocolieri.
 
Forse per il mare che inghiotte ogni cosa,
che ci parla come un essere
grande ed a volte mostruoso
o forse per il cielo che ogni sera
indossa un costume diverso:
scuro per le nuvole, blu e stellato,
chiaro quando sfoggia la luna.

Ma  forse il mistero sta nel fiume
che reca i messaggi della terra.

Porta i doni  dei boschi e dei monti
e li deposita morendo, come un amante disperato,
nel fondo del mare.
 
 

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